Torino

Torino nell'immaginario dell'italiano medio equivale a Fiat, Juventus e ,tutt'al più, un passato con la corte dei Savoia ma raramente ci si accosta l'idea della bellissima città piena di vita e, soprattutto, del buon More »

Torino:Il Vermouth

Il Vermouth Per risalire alle origini di questo liquore, bisogna tornare all'epoca romana e al vino di assenzio: i romani infatti amavano bere una miscela di vino, assenzio, incenso, nardo e mirra, More »

Pasta con lo scorfano e i gamberetti rossi di Gallipoli

Dal nostro corrispondente da Otranto ecco una ricettina di quelle che ti fanno sentire il mare in ogni singolo boccone, di quelle che ti fanno venire l'acquolina in bocca solo a parlarne…Insomma, More »

Puglia, Salento, Susumaniello

Il vitigno Susumaniello è tipico della Puglia e viene coltivato solo in questa regione  portando con se il sole della sua terra, in un acino scuro, violaceo, dalla pelle spessa ma dalla polpa succosa. Il More »

Pasta

La Pasta Mangiamaccaroni, cosi venivano chiamati gli emigranti italiani per la loro abitudine di cibarsi di pasta. I più malevoli parlano di importazione della pasta dalla Cina a opera di Marco Polo More »

Pasta,si fa presto a dire pasta….

E si, si fa presto a dire pasta, bisogna vedere di che cosa si parla perchè se un anello di bigiotteria si compra sulle bancarelle mentre quelli di Bulgari si comprano a via Condotti è More »

 
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Torino

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Torino nell'immaginario dell'italiano medio equivale a Fiat, Juventus e ,tutt'al più, un passato con la corte dei Savoia ma raramente ci si accosta l'idea della bellissima città piena di vita e, soprattutto, del buon mangiare e ancora migliore bere. Che le langhe e l'astigiano siano a tre passi lo sappiamo tutti, come Alba con nocciole e  tartufi, le risaie del vercellese, i funghi e la cacciagione dei boschi prealpini.

Torino:Il Vermouth

Il VermouthO0000203

Per risalire alle origini di questo liquore, bisogna tornare all'epoca romana e al vino di assenzio: i romani infatti amavano bere una miscela di vino, assenzio, incenso, nardo e mirra, che potrebbe vagamente assomigliare al piemontesissimo vermouth.

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Cardo

 

Il cardo è una pianta rustica molto diffusa sul nostro territorio, tanto comune che sicuramente l’avete vista durante qualche passeggiata in campagna. Questo ortaggio preferisce il freddo e si trova fresco da novembre a febbraio. 

Il cardo non è un ortaggio molto amato. La sua spinosità già richiamata nell’etimologia (greca, poi riformulata in “cardum” dai romani), assieme alla consistenza dura e al sapore piuttosto amaro hanno reso difficile renderlo noto fuori dai confini (prettamente regionali) di appassionati estimatori.

Eppure, il cardo è stato recentemente riscoperto e ricercato in cucina, soprattutto se addolcito nei suoi tratti con una coltivazione (“imbiancamento”) che avviene lontana dall’esposizione solare (addirittura sotto il terreno) fino al momento della raccolta.

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Ne esistono moltissime varietà e viene considerata da molti una verdura in qualche maniera minore. In effetti è  difficoltosa da coltivare perché a un certo stato di accrescimento si inclina la pianta per aumentare la parte commestibile che deve essere chiara, croccante ma non legnosa.

 

Ha la grossa dote di avere pochissime calorie e dare sazietà con poco volume…

L’altra grossa dote è il sapore: una via di mezzo tra carciofo e sedano che risulta molto intrigante. 

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Cardi gratinati al forno

Cardi gratinati al forno

E adesso una ricetta semplice per apprezzare questa verdura dal gusto inusuale.

Per la pulizia usiamo un bel limone che strofiniamo sulle nostre mani per evitare che si anneriscano e che  spremiamo  nell’acqua dell’ultimo risciacquo dove li terremo a bagno dopo averli lavati e privati dei filamenti.

Li lessiamo in acqua leggermente salata per una trentina di minuti. 

Una volta scolati li mettiamo in ordine in una teglia.

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Pasta con lo scorfano e i gamberetti rossi di Gallipoli

Dal nostro corrispondente da Otranto ecco una ricettina di quelle che ti fanno sentire il mare in ogni singolo boccone, di quelle che ti fanno venire l'acquolina in bocca solo a parlarne…Insomma, un ottima pasta con il pesce fatta secondo tutti i sacri crismi. Se non trovate  proprio i gamberetti di Gallipoli penso che anche gamberetti d'altra provenienza potranno andare bene…

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Pasta con lo scorfano e gamberetti rossi di Gallipoli

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Puglia, Salento, Susumaniello

Il vitigno Susumaniello è tipico della Puglia e viene coltivato solo in questa regione  portando con se il sole della sua terra, in un acino scuro, violaceo, dalla pelle spessa ma dalla polpa succosa. Il suo nome è evocativo ,e non a caso, del somarello indicando l’elevata produttività della pianta carica di grappoli “come un somaro” proprio a indicare l'elevata produttività del vitigno ma qualcuno pensa che sia a ricordo di quei poveri ciucci che stracarichi lo portavano dalle vigne alle cantine.s

 Il limite di una vigna di Sussumaniello è che riesce a tirare fuori tutta la sua carica solo dopo una decina d'anni dal suo impianto per dare meno uva in quantità ma uve tanto cariche di quegli elementi che servono a produrre un vino importante, strutturato e aromaticamente ricco. E qui torna il somarello perchè anche il viticultore deve essere testardo come un ciuccio per voler portare avanti una vigna che da i suoi risultati cosi tardi. E infatti va fatto merito a quei caparbi produttori che hanno creduto a costruire un vino da un vitigno che , storicamente, è stato sempre associato al cosiddetto “taglio” in uvaggio ad altre uve, per la sua capacità di rendere interessanti altri vini, una iniezione di forza per vini esili e con meno colore e carattere.

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Pasta

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La Pasta

Mangiamaccaroni, cosi venivano chiamati gli emigranti italiani per la loro abitudine di cibarsi di pasta. I più malevoli parlano di importazione della pasta dalla Cina a opera di Marco Polo , ma questa tesi è smentita da vari scritti che testimoniano l’uso di pasta già nell’antica Roma. 

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Cicerone parla di Lagana, ovvero delle fettucce di farina impastata con acqua tagliate in strisce, un po’ come delle grosse tagliatelle. Dalla parola romana lagana si pensa derivi l’odierna lasagna.

In realtà , tracce dell’uso alimentare della pasta le troviamo  anche in civiltà precedenti, come per esempio gli etruschi che, in una tomba di Cerveteri, raffigurano una spianatoia, un matterello e un attrezzo per tagliare la pasta a testimoniare un uso comune di questo alimento. In effetti, si trovano sin dalla preistoria delle tracce di un impasto di farina e acqua seccato per renderne più lunga possibile la conservazione. Questo prodotto trova un suo sviluppo rilevante solo in Italia e in Cina.

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Pasta,si fa presto a dire pasta….

pennucceE si, si fa presto a dire pasta, bisogna vedere di che cosa si parla perchè se un anello di bigiotteria si compra sulle bancarelle mentre quelli di Bulgari si comprano a via Condotti è perchè qualche differenza c'è. Cosi tra una pasta da scaffale e la pasta di quei pastai che producono alla vecchia maniera c'è differenza e pure parecchia…..

La polenta

Quando arriva il freddo arriva la polenta, un piatto tradizionale della cucina italiana. La polenta si presta a molte interpretazioni, se la si accompagna con sughi di carne, di verdure o di funghi,formaggi, legumi,salumi diviene un piatto unico gustoso, da proporre a tavola sempre in modo diverso e appetitoso.

Nel passato ha costituito l'alimento di base della cucina povera dell'italia settentrionale ma anche in Toscana e nelle zone montane di Lazio, Molise, Abruzzo e Marche. Nel passato la polenta era più scura di quella gialla a cui siamo abituati perchè si usavano farro o segale o anche il grano saraceno. Il termine polenta deriva dal latino Puls una specie di polenta di farro (in latino far da cui deriva "farina") che costituiva la base della dieta delle antiche popolazioni italiche.

Con la scoperta dell’America arriva il mais anche in Italia la cui coltivazione si diffuse soprattutto nelle regioni del Nord Italia quale nuovo grano esotico (per questo chiamato turco). Con la farina di mais, la polenta si trasforma in una pietanza gialla dorata, consumata particolarmente dai meno abbienti: il mais costava poco e la polenta riempiva la pancia di tante famiglie ma, essendo un alimento ricco di carboidrati e povero di proteine peraltro di ridotto valore nutritivo, saziava ma non nutriva un granchè.

Santo Natale e tradizione

 

Il Santo Natale è alle porte e in questo articolo vi portiamo a spasso per l’Italia in una carrellata delle tradizioni natalizie più antiche. Oggi il Natale ha perso molto la misticità e il fascino un po’ magico d’un tempo per diventare una folle corsa ai consumi di beni alimentari e voluttuari.