Campania. Gnocchi alla sorrentina

Eh lo so, avete appena visto la foto della mozzarella filante e v'è venuta un po' d'acquolina in bocca come del resto a me che sto scrivendo. Nel precedente articolo abbiamo parlato dei More »

Romagna: la piada e il piaday

Chi mi conosce sa che detesto gli anglesismi soprattutto quando abbiamo termini della nostra bellissima lingua che illustrano perfettamente quanto vogliamo dire, ma  pia-day è un espressione simpatica per chiamare il giorno della piada More »

Roma: pasta e broccoli in brodo d’Arzilla

Pasta e broccoli in brodo d'Arzilla Questa è una delle più tipiche ricette invernali  della cucina povera tradizionale romana. E' un piatto che nasce povero perchè veniva preparato con ingredianti  che una More »

Campania,Capri: torta caprese

Quando qualche tempo fa fummo invitati da amici a una cena, mia moglie concordò con la padrona di casa di portare una caprese. Fu grande la sorpresa quando i convitati che si aspettavano More »

festa dei morti ( parte2)

Proseguiamo il nostro tour delle tradizioni legate al culto dei defunti che tra il sacro e il profano caratterizzano le varie regioni d'Italia. In alcune zone della Lombardia, la notte tra l'1 e il 2 More »

Festa dei morti (prima parte)

  In Italia fin dai tempi delle popolazioni preromane si ricordano gli antenati con riti che sono un misto di sacro e profano. Era uso diffuso, in questo periodo, accendere falò intorno ai quali More »

 

Campania. Gnocchi alla sorrentina

Eh lo so, avete appena visto la foto della mozzarella filante e v'è venuta un po' d'acquolina in bocca come del resto a me che sto scrivendo. Nel precedente articolo abbiamo parlato dei vari tipi di  gnocchi, di quelli comunemente conosciuti e di  altri tipi che si differenziano e per lavorazione e per materia prima utilizzata. A Napoli assumono nomi diversi in funzione di come vengono lavorati e della tecnica di incavatura, infatti possono essere  incavati solo con l’indice o solo con il medio o con due dita o con la  la forchetta; quindi abbiamo gli  strangulaprieviti i  cazzamarri o gli gnocchi.

Gli gnocchi alla sorrentina sono un classico della tradizione campana, il classico piatto della domenica a pranzo ed un piatto che viene apprezzato da tutti, grandi e bambini e non ultimo dalle casalinghe per una sua certa versatilità.

 Il piatto consiste in gnocchi di patate conditi con un sugo fresco di pomodoro, insaporito con basilico, e con l'aggiunta di mozzarella, ovviamente, campana. Ne esistono più versioni ma, essenzialmente, c'è chi predilige la versione con la mozzarella sciolta in padella e chi li prepara al forno, devo dire una bella lotta…

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Romagna: la piada e il piaday

piadiChi mi conosce sa che detesto gli anglesismi soprattutto quando abbiamo termini della nostra bellissima lingua che illustrano perfettamente quanto vogliamo dire, ma  pia-day è un espressione simpatica per chiamare il giorno della piada romagnola. Diventerà famoso come petaloso? Francamente non credo, però serve a illustrare questa iniziativa che ha visto riunita una piccola delegazione degli amici di Italiano e genuino che hanno seguito e degustato la piada eseguita a regola d'arte ……

Roma: pasta e broccoli in brodo d’Arzilla

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Pasta e broccoli in brodo d'Arzilla

Questa è una delle più tipiche ricette invernali  della cucina povera tradizionale romana. E' un piatto che nasce povero perchè veniva preparato con ingredianti  che una volta erano a basso prezzo come il broccolo romano e l'arzilla (la razza),

Campania,Capri: torta caprese

Quando qualche tempo fa fummo invitati da amici a una cena, mia moglie concordò con la padrona di casa di portare una caprese. Fu grande la sorpresa quando i convitati che si aspettavano un vassoio con una variopinta composizione di mozzarella, pomodoro e basilico si trovarono davanti una torta al cioccolato….scusa , ma questa non è la Sacher? Ma la sorpresa maggiore fu quando l'assaggiarono per poi chiedere il bis e liquidarla sino alle briciole.

festa dei morti ( parte2)

Proseguiamo il nostro tour delle tradizioni legate al culto dei defunti che tra il sacro e il profano caratterizzano le varie regioni d'Italia. In alcune zone della Lombardia, la notte tra l'1 e il 2 novembre si usa ancora mettere in cucina una caraffa di acqua perché i morti possano dissetarsi. Un dolce tipico del periodo sono i Meini dei morti, biscotti preparati con ingredienti semplici, il cui ingrediente base è  la farina di mais. Non sono molto conosciuti fuori dal territorio lombardo ma sono di una bontà senza eguali. I Meini venivano preparati in origine solo a Lodi  il 23 aprile, giorno dedicato a San Giorgio, ma sono stati adottati dai fornai di tutta la regione. Il loro nome deriva da miglio, utilizzato per fare il pane e venne successivamente trasformata in ricetta dolce, da questo pan de mej. Pan meino o pammeino, panigada, pan dei poveri, pan melghino… sono tutti i nomi con cui si propone il pane dolce tipico della Lombardia.

Festa dei morti (prima parte)

 

In Italia fin dai tempi delle popolazioni preromane si ricordano gli antenati con riti che sono un misto di sacro e profano. Era uso diffuso, in questo periodo, accendere falò intorno ai quali si danzava e si mangiava, vestiti da angeli, diavoli o santi tutti uniti in questa celebrazione festosa, magica e un pò esorcistica.fucacoste-orsara-di-puglia

La chiesa cattolica, che faceva fatica a sradicare gli usi pagani, spostò la data della celebrazione di Ognissanti dal 13 maggio al 1°novembre. Successivamente fu istituita la commemorazione dei morti il 2 novembre. Peraltro questa data sembrerebbe riferirsi all’inizio del diluvio universale, dal racconto di Mosè e la genesi, nel "diciassettesimo giorno del secondo mese" per cui si voleva esorcizzare la paura del ripetersi di eventi simili.

In data del tutto identica anche gli antichi celti avevano “la notte di Samhain”, la notte di tutti i morti e di tutte le anime, che si festeggiava tra il 31 ottobre e il 1° novembre da cui trae origine la americana notte di Halloween ma siamo sicuri che le zucche a mo' di cranio sia un invenzione loro?

il giorno dei morti raccontato da Camilleri

ANDREA CAMILLERI CI RACCONTA: "IL GIORNO DEI MORTI!"

"Fino al 1943, nella nottata che passava tra il primo e il due di novembre, ogni casa siciliana dove c’era un picciliddro si popolava di morti a lui familiari. Non fantasmi col linzòlo bianco e con lo scrùscio di catene, si badi bene, non quelli che fanno spavento, ma tali e quali si vedevano nelle fotografie esposte in salotto, consunti, il mezzo sorriso d’occasione stampato sulla faccia, il vestito buono stirato a regola d’arte, non facevano nessuna differenza coi vivi. Noi nicareddri, prima di andarci a coricare, mettevamo sotto il letto un cesto di vimini (la grandezza variava a seconda dei soldi che c’erano in famiglia) che nottetempo i cari morti avrebbero riempito di dolci e di regali che avremmo trovato il 2 mattina, al risveglio.
Eccitati, sudatizzi, faticavamo a pigliare sonno: volevamo vederli, i nostri morti, mentre con passo leggero venivano al letto, ci facevano una carezza, si calavano a pigliare il cesto. Dopo un sonno agitato ci svegliavamo all’alba per andare alla cerca. Perché i morti avevano voglia di giocare con noi, di darci spasso, e perciò il cesto non lo rimettevano dove l’avevano trovato, ma andavano a nasconderlo accuratamente, bisognava cercarlo casa casa. Mai più riproverò il batticuore della trovatura quando sopra un armadio o darrè una porta scoprivo il cesto stracolmo. I giocattoli erano trenini di latta, automobiline di legno, bambole di pezza, cubi di legno che formavano paesaggi. Avevo 8 anni quando nonno Giuseppe, lungamente supplicato nelle mie preghiere, mi portò dall’aldilà il mitico Meccano e per la felicità mi scoppiò qualche linea di febbre.
I dolci erano quelli rituali, detti “dei morti”: marzapane modellato e dipinto da sembrare frutta, “rami di meli” fatti di farina e miele, “mustazzola” di vino cotto e altre delizie come viscotti regina, tetù, carcagnette. Non mancava mai il “pupo di zucchero” che in genere raffigurava un bersagliere e con la tromba in bocca o una coloratissima ballerina in un passo di danza. A un certo momento della matinata, pettinati e col vestito in ordine, andavamo con la famiglia al camposanto a salutare e a ringraziare i morti. Per noi picciliddri era una festa, sciamavamo lungo i viottoli per incontrarci con gli amici, i compagni di scuola: «Che ti portarono quest’anno i morti?». Domanda che non facemmo a Tatuzzo Prestìa, che aveva la nostra età precisa, quel 2 novembre quando lo vedemmo ritto e composto davanti alla tomba di suo padre, scomparso l’anno prima, mentre reggeva il manubrio di uno sparluccicante triciclo.
Insomma il 2 di novembre ricambiavamo la visita che i morti ci avevano fatto il giorno avanti: non era un rito, ma un’affettuosa consuetudine. Poi, nel 1943, con i soldati americani arrivò macari l’albero di Natale e lentamente, anno appresso anno, i morti persero la strada che li portava nelle case dove li aspettavano, felici e svegli fino allo spàsimo, i figli o i figli dei figli. Peccato. Avevamo perduto la possibilità di toccare con mano, materialmente, quel filo che lega la nostra storia personale a quella di chi ci aveva preceduto e “stampato”, come in questi ultimi anni ci hanno spiegato gli scienziati. Mentre oggi quel filo lo si può indovinare solo attraverso un microscopio fantascientifico. E così diventiamo più poveri: Montaigne ha scritto che la meditazione sulla morte è meditazione sulla libertà, perché chi ha appreso a morire ha disimparato a servire."
Bei ricordi di bambino… per questo motivo le scuole chiudevano… perché la visita ai nostri morti era sacra!

Tratto da Andrea Camilleri International Fan Club


 

Napoli: ragout alla genovese

 

CatturaSe potessimo entrare dentro la cucina di una casa napoletana di qualche anno orsono alla vigilia di un giorno di festa, troveremmo la famiglia riunita a spezzare ziti, ossia i maccheroni che si usavano nei matrimoni (zita vuol dire sposa), mentre in un tegame di coccio “pippiava” il  ragout alla genovese….  La genovese è un piatto umile della cucina tradizionale napoletana, pertanto si tratta essenzialmente di un piatto povero fatto con poveri ingredienti: un poco di carne e delle semplici cipolle.

pasta zucca salsiccia

pasta zucca e salsiccia

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La pasta zucca e salsiccia è un primo piatto autunnale semplice, molto saporito e veloce da realizzare, in cui la dolcezza della zucca si coniuga alla perfezione con il salato della salsiccia. Il sapore della zucca viene esaltato dal rosmarino e anche dalla spolveratina di parmigiano che ci aggiungiamo all' ultimo.

gel

Gelato : una storia tutta in italiano

gelaEstate, caldo e voglia di trovare refrigerio in qualcosa di fresco, cosa meglio di un gelato? Ma poi solo d'estate gustiamo il gelato?

In questo settore c'è stato negli ultimi anni un rifiorire di gelaterie artigianali che propongono ingredienti di prima qualità e non prodotti industriali o i soliti semilavorati……. 

Ma cos'è il gelato? Diciamo che è una preparazione alimentare ottenuta con una miscela di ingredienti portata ad uno stato pastoso attraverso il congelamento e la contemporanea agitazione per fargli incorporare quanta più possibile aria.

Certamente in origine, il gelato non era  quello che noi oggi conosciamo, infatti con ottime possibilità la neve e la possibilità di preservare i cibi col freddo hanno posto le basi per il gelato alla frutta. Dal punto di vista storico c'è qualche riferimento nella Bibbia in cui si narra di quando Isacco offri un "mangia e bevi" ad Abramo a base di latte di capra e neve. Anche i romani potevano dire la loro con i "nivae potiones" anche qua dei dessert freddi.