Portulaca

  Magari l'avete avuta avanti agli occhi centinaia di volte,  magari pure carina se fiorita, ma non l'avete considerata che una pianta infestante. La portulaca è diffusissima negli orti e giardini ma anche in terreni incolti e ha una More »

Sicilia;sarde allinguate con cipollata in agrodolce

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Sicilia:Sarde alla beccafico

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Il nocino

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Giugno

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  L'estate è  in tutta Italia la stagione in cui più si festeggiano sagre e feste paesane che rappresentano una ghiotta occasione per assaggiare prodotti tipici in allegria. In questi ultimi anni si rileva una More »

 

Portulaca

 

Magari l'avete avuta avanti agli occhi centinaia di volte,  magari pure carina se fiorita, ma non l'avete considerata che una pianta infestante. La portulaca è diffusissima negli orti e giardini ma anche in terreni incolti e ha una tale vitalità che la potete trovare pure in qualche fenditura dei marciapiedi. Ciò non toglie che può avere impieghi alimentari, anzi vi invito ad assaggiarla, ed è ricchissima di proprietà salutari visto l'alto contenuto di Omega3.

L’uso della portulaca è antichissimo, in principio solo come medicinale: così la utilizzavano gli Egiziani, e  i Romani. Plinio la raccomandava, in particolare, per molteplici tipi di applicazioni, sia per regolarizzare l’apparato digerente, sia perché “frena la libido e i sogni erotici”. In Italia veniva utilizzata dalle fasce più povere della popolazione ed è particolarmente diffusa nella cucina laziale e del Centro-Sud in genere. Appartiene alla famiglia delle Portulacaceae, ha probabilmente origini asiatiche e in Italia è conosciuta con i vari nomignoli e denominazioni regionali nella tradizione contadina: in italiano come porcellana, procaccia, purselana in Liguria, erba grassa in Lombardia, barzellana in Sardegna, porcacchia nelle Marche, precacchia in Abruzzo, perchiacca in Basilicata, pucchiacchèlla, purchiacchèlla in tutta la Campania a eccezione di alcune zone del Sannio dove viene chiamata, erba vasciulella per evitare il riferimento dialettale alla pucchiacca, ovvero l'organo genitale femminile in napoletano; perchiazza o sportellecchia in Toscana, in Calabria andraca, purchiazzë , purciaca o purciddana in Sicilia. Qua in Salento la chiamano'mbrucacchia, brucacchia o purbacchia e proprio qui ho avuto modo di assaggiarla.

Peraltro la portulaca ha il vantaggio di crescere spontaneamente tutto l’anno nei luoghi in cui c’è un clima più caldo,non ha bisogno di frequenti innaffiature ed è quindi di facile coltivazione. Considerando le sue numerose proprietà benefiche, dicevamo,ma anche il suo buon sapore, vale la pena provare ad usare la portulaca anche in cucina.

 La portulaca può essere usata in cucina a crudo scegliendo i germogli giovani dal momento che i germogli più vecchi hanno un retrogusto amarognolo, gustando così gli steli freschi e le foglie ricchi di vitamine come cruditè e infatti la portulaca ha un sapore leggermente aspro e fresco che la rende ottima per arricchire le insalate unita ad altre erbette di campo e ortaggi. Risulta un pò più saporita delle verdure e delle erbe più comuni nelle insalate quali la lattuga e la rucola. Fa la sua figura anche mangiata cotta e aggiunta nelle minestre, nei ripieni di pasta fresca, nelle frittate e negli sformati con la besciamella e,perchè no, una frittatina con questa erba grassa l’avete mai assaggiata? Deliziosa.

Nella cucina napoletana veniva venduta da ortolani ambulanti che la raccoglievano con la rucola, la cicoria e altre erbe spontanee. Rucola e pucchiacchella costituivano un binomio quasi inscindibile tra gli ingredienti dell'insalata.

Nella cucina romana la porcacchia, appartiene alla misticanza, ovvero quel misto di varie verdure, domestiche e selvatiche che sono consumate crude in insalata. Anticamente i frati portavano a casa la misticanza passando a chiedere l'obolo alle famiglie: in Corsica la portulaca viene tuttora chiamata “erba fratesca”.

Nella cucina siciliana  l'insalata ferragostana con pomodori, cetrioli, cipolle stemperate in olio aceto, e sale non può non contenere anche'a purciddana oppure viene degustata nell'insalata con verdure lesse, dove le foglie e i giovani germogli sono usati con patate bollite e cipolle al forno. E delle piccole e deliziose frittelle di Purciddana  ne vogliamo parlare? Le cime della pianta vengono intinte in una pastella di acqua e farina, fritte singolarmente in olio ben caldo vengono poi servite come antipasti o spuntino.

In Salento viene usata in insalate ma se ne fa anche un pesto con mandorle e pomodori da usare come condimento delle trofie….


 

 

 

 

Sicilia;sarde allinguate con cipollata in agrodolce

Sarde "allinguate" con cipolla all'agrodolce – Blog

In Sicilia, il pesce azzurro (sarde, alici, sgombri, tonno, ecc.), dà vita a numerose quanto succulente preparazioni.  

Abbiamo più volte decantato le innumerevoli proprietà organolettiche e salutari  del pesce azzurro  considerato "salvavita"  e che risulta, fatto non trascurabile, particolarmente economico. La sardina rientra a pieno titolo in questa categoria e risulta particolarmente indicata per l'alto contenuto degli Omega 3 , senza presentare la stessa presenza di metalli pesanti del pesce azzurro di grande dimensioni, e per questo è altamente raccomandato dai nutrizionisti nella dieta mediterranea. 

Probabilmente derivano da qualche preparazione destinata ai marinai che, dovendo restare a lungo in mare, portavano del cibo che con l'aceto si preservava più a lungo. La ricetta attuale vede un uso molto ridotto di questo ingrediente sia perchè non abbiamo esigenze di conservazione sia perchè molto aceto comporta un gusto piuttosto "deciso" che non piace a tutti.

Vi proponiamo le Sarde "allinguate" all'agrodolce, dove il termine "allinguate" vuol dire eviscerate e private anche della lisca centrale e in effetti, se guardate la sarda aperta in questa maniera, può assomigliare in qualche maniera a una lingua.

sarde alla beccafico

Sicilia:Sarde alla beccafico

sarde alla beccafico 6

Vi parlo di un piatto goloso, economico che può essere usato da antipasto o da secondo piatto e che fa tanto bene alla salute: le sarde alla beccafico. E' uno dei piatti forti della gastronomia siciliana le cui origini sono ovviamente oggetto di disputa tra tante fazioni quanti campanili. Solo sull'origine sono tutti abbastanza concordi: si tratta di una preparazione di umili origini, nata come riproduzione povera di una piatto da tavole aristocratiche: i beccafichi farciti. Questi uccelli erano il bottino delle battute di caccia dei nobili siciliani e venivano cucinati ripieni delle loro stesse interiora. Questa prelibatezza da altolocati gourmet fu  riproposta con ingredienti poveri: le sarde presero il posto dei tordi, mentre la mollica di pane con i pinoli sostituì le interiora degli uccelli…

Ci vuole un pizzico di pazienza per prepararlo ma se avete ospiti potete prepararlo il giorno prima perché sarà ancora più buono e gli ospiti vi ringrazieranno.

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Il nocino

"Unguento unguento, mandame alla noce di Benvento 

supra acqua et supra vento et supre ad omne maltempo…". 

Molte Streghe (donne accusate di stregoneria) avrebbero riferito durante i processi queste parole magiche da formulare sotto un albero di noce la notte di San Giovanni.

Fin dall'antichità si attribuiscono all'albero di noce  proprietà benefiche ma anche letali. Plinio, nella sua Naturalis historia, raccomanda di non sdraiarsi all'ombra dell'albero perché potrebbe comportare conseguenze mortali, attribuendo all'albero proprietà magiche e soprannaturali. 

In Grecia, l'albero era protetto dalla dea Artemide che era si la dea della natura, ma anche la dea lunare, protettrice dei boschi e che sarebbe stata, secondo il mito, trasformata in un noce da Dioniso. I romani inglobarono per intero la mitologia greca e misero il noce sotto la protezione della dea Diana. Il collegamento con una divinità magica che si favoleggiava agisse nella notte per favorire lo scorrere della linfa vitale nelle piante, infondendo in esse la vita, fece sì che il noce venisse avvolto in questo alone misterioso e mistico. Le janare erano le Dianare, appunto le seguaci di Diana, coloro che celebravano i riti legati alla fertilità ed alla madre terra, in poche parole, erano le streghe. E cosi arriviamo ai rituali contadini che vedono la donna più esperta nella preparazione salire a piedi scalzi sull'albero per raccogliere a mani nude le noci migliori. Con le mani nude perchè non si potevano usare utensili di ferro in quanto si credeva che avrebbero compromesso le proprietà officinali della pianta. Le noci venivano lasciate alla rugiada notturna per l'intera nottata e si mettevano il giorno dopo in infusione. Solo con la notte di Ognissanti, il 31 Ottobre, la preparazione aveva termine.  

giugno

Giugno

giugnoDice il proverbio contadino «Giugno la falce in pugno», per la natura segna un periodo di grande prosperità: dalla mietitura del grano ai molti prodotti dell’orto e alle molte varietà di frutta che raggiungono il giusto grado di maturazione.

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Campania, Sant’Egidio; ‘O pere e ‘o musso

 

L'estate è  in tutta Italia la stagione in cui più si festeggiano sagre e feste paesane che rappresentano una ghiotta occasione per assaggiare prodotti tipici in allegria. In questi ultimi anni si rileva una crescente partecipazione a queste manifestazioni. La Campania, terra di per se stessa gioiosa e festaiola, non fa certo eccezione . La verde Irpinia, terra di grandi vini ma anche sagre e feste, festeggia Sant'Antonio da Padova il fine settimana seguente il 13 Giugno .

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Dadolata di tonno fresco

Chissà perchè quando si parla di pesce crudo sembra che non si possa fare a meno di evocare il Sashimi giapponese mentre abbiamo una tradizione italiana anche in questo campo. La dadolata di tonno, se volete chiamarla Tartare fa più ricercato ma stiamo sempre parlando della stessa cosa, è una preparazione  semplice e gustosa che può essere usata preferibilmente come antipasto, ma anche come secondo. Prima di vederne la semplicissima preparazione parliamo di sua maestà il tonno. Thunnus thynnus: il tonno è il re del mare sin dai tempi più antichi, tant'è che nella grotta del genovese a Levanzo (Trapani) sono stati rinvenuti rappresentazioni preistoriche che lo rappresentano.

tonno

Dunque il tonno, simbolo della forza e del coraggio di superare le avversità della vita, è un pesce conosciuto e molto apprezzato fin dalla preistoria. Thyo, il suo nome in greco, significa indica “l’esser impetuoso, furioso”.  In molte zone d’Italia è sempre stato un pesce consumato in scatola; solo negli ultimi anni ha iniziato a essere popolare sui banchi delle pescherie  diventando un’abitudine alimentare sulle tavole degli italiani.

linguine col Sarago

Pasta col sarago

 

 Il sarago è un pesce dalle carni ottime, molto pregiate, saporite, molto digeribili, particolarmente adatte a essere cotte al forno e per rafforzare il sapore delle zuppe di pesce, eppure non è cosi frequente sulle nostre tavole dove vengono preferiti Orate e Spigole. Bisogna dire che il sarago è un pesce che rapidamente perde di fragranza, quindi per ottenere il massimo dalle sue carni è necessario che sia freschissimo e ,infatti, viene venduto fresco e più raramente congelato. E' ideale da cucinare al cartoccio, al sale e alla griglia.

Vi presentiamo questo primo piatto che mette in risalto il sapore del Sarago in una preparazione abbastanza semplice.

limoni1

torta col cuore di limone

limoni1Quando capita di avere a disposizione dei limoni che non hanno subito trattamenti , sopratutto se non se ne dispone spesso, il cervello si mette subito in moto per trovare l'impiego migliore. Questo dolce è una soluzione: non è particolarmente difficile e , per quanto vedo, risulta molto gradito.

pasta gallinella scorfano

Pasta con scorfano gallinella e mandorle

pasta gallinella scorfano

Pasta scorfano, gallinella e mandorle