Category Archives: Non tutti sanno che..

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Salento: le tavole di San Giuseppe

Nel Salento ogni anno, da tempo immemorabile, il 18 ed il 19 marzo si respira, insieme all’aria di primavera, l’atmosfera calda e familiare delle Tavole di San Giuseppe.DSC_3408

Tale festa nasce da una forma originale di devozione verso il santo. Infatti, i devoti preparano la Tavola in onore di San Giuseppe come voto o richiesta di grazia.

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Salento:San Giuseppe

CaEra il 18 Marzo 2018…..Ieri sera, passeggiando per Otranto con mio figlio, ho avuto una bellissima esperienza che voglio condividere con voi. C’era all’ingresso di una abitazione il cartello “Tavola di San Giuseppe”.

Torino:Il Vermouth

Il VermouthO0000203

Per risalire alle origini di questo liquore, bisogna tornare all'epoca romana e al vino di assenzio: i romani infatti amavano bere una miscela di vino, assenzio, incenso, nardo e mirra, che potrebbe vagamente assomigliare al piemontesissimo vermouth.

La polenta

Quando arriva il freddo arriva la polenta, un piatto tradizionale della cucina italiana. La polenta si presta a molte interpretazioni, se la si accompagna con sughi di carne, di verdure o di funghi,formaggi, legumi,salumi diviene un piatto unico gustoso, da proporre a tavola sempre in modo diverso e appetitoso.

Nel passato ha costituito l'alimento di base della cucina povera dell'italia settentrionale ma anche in Toscana e nelle zone montane di Lazio, Molise, Abruzzo e Marche. Nel passato la polenta era più scura di quella gialla a cui siamo abituati perchè si usavano farro o segale o anche il grano saraceno. Il termine polenta deriva dal latino Puls una specie di polenta di farro (in latino far da cui deriva "farina") che costituiva la base della dieta delle antiche popolazioni italiche.

Con la scoperta dell’America arriva il mais anche in Italia la cui coltivazione si diffuse soprattutto nelle regioni del Nord Italia quale nuovo grano esotico (per questo chiamato turco). Con la farina di mais, la polenta si trasforma in una pietanza gialla dorata, consumata particolarmente dai meno abbienti: il mais costava poco e la polenta riempiva la pancia di tante famiglie ma, essendo un alimento ricco di carboidrati e povero di proteine peraltro di ridotto valore nutritivo, saziava ma non nutriva un granchè.

Santo Natale e tradizione

 

Il Santo Natale è alle porte e in questo articolo vi portiamo a spasso per l’Italia in una carrellata delle tradizioni natalizie più antiche. Oggi il Natale ha perso molto la misticità e il fascino un po’ magico d’un tempo per diventare una folle corsa ai consumi di beni alimentari e voluttuari.

Pezzo unico

Alle volte essere febbricitante e raffreddato ti procura occasioni che per abitudine non ti si sarebbero mai presentate e cosi mi è capitato di vedere il programma RAI2 Italia in una delle sue puntate più interessanti. Uno degli argomenti del giorno è stato gli antichi mestieri con una panoramica sull'artigianato italiano. L'inizio è stato veramente desolante visto che i dati presentati parlano di 16550 imprese artigiane che hanno chiuso i battenti e 208000 giovani italiani che hanno abbandonato la nostra nazione, ma a equilibrare questi dati, il Segr.Generale della Confartigianato, Dott. Cesare Fumagalli, ha parlato di un fatturato dell'esportazione di 127 miliardi. Ah, però, mica bruscolini…Giustificava queste cifre con la richiesta estera e interna del bello, del pezzo unico, del non omologato e dove comprarlo se non in Italia? Purtroppo la politica non aiuta gli artigiani nella formazione ne nella tassazione (auspicava di avere lo stesso trattamento dei colossi del Web), ciononostante in Lombardia recentemente sono sorte 288 nuove imprese di giovani, specialmente nell'agricoltura.

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AGLIO TRA PIACERE E SALUTE

L’ aglio e’ una di quelle spezie che non puo’ mancare come ingrediente nella cucina mediterranea.

 Dal sapore forte e deciso, accompagna in particolare la gustosa cucina di tutt’ Italia, dove trova applicazioni, grazie alla sua versatilita’, sia come ingrediente che come condimento.

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Parliamo della storia della pasta alla carbonara

L'amico Stefano Ginobbi ha voluto dare un suo interessante contributo a seguito di una piccola disputa tra amici sulla carbonara e sono lieto di proporlo.11

 

Parliamo della storia della pasta alla carbonara. Consultando l'Artusi non se ne trova traccia, il che significa che è un piatto nato nel 1900. Controlliamo allora "Il talismano della felicità" di Ada Boni, la cui stampa risale al 1927/1933 e scopriamo che tra le 3.000 ricette la Carbonare brilla per la sua assenza. A Napoli esiste un antico piatto chiamato "Cas'e ova" (formaggio e uova) che era fatto con lo strutto, formaggio grattugiato (tipicamente pecorino), uova, prezzemolo, aglio e pepe, salsa con cui si condivano i Tubettoni.

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passata di pomodori casalinga

I vecchi di casa erano sempre i primi ad alzarsi la mattina all'albeggiare anche se s'erano attardati la sera prima a preparare bottiglie e boccacci, il caldaro con il necessario per fare il fuoco e lo spremipomodori. 1 (2)Si ultimavano i preparativi e si organizzavano le merende che contraddistinguevano questi eventi sociali della vita contadina. Il capo indiscusso era la nonna o la vecchia mamma, ma tutti gli anziani dettavano le regole, specialmente ai piccini, e questa era la via per portarsi in inverno un pò di sapori dell'estate. Le bottiglie di passata poi erano il ricordo di casa per chi era emigrato a nord o all'estero e se lo portava appresso per ricreare un pò di casa propria attraverso una pastasciutta, cibo per il corpo e per il cuore. 

salumi equini

Abbiamo parlato dei salumi di carne di pollame cosi come quelli di carne ovina, ora parliamo, udite udite, di salumi di carne equina. E' un pò lontano dall'usuale che si facciano salumi con animali tradizionalmente considerati nobili frequentatori di corse o, tuttal più, da lavoro invece la tradizione italiana di lavorazione delle carni equine è secolare e interessa la penisola da nord a sud.

Cominciamo dal settentrione con la bresaola della Lombardia e del Veneto con la provincia di Sondrio ( Valchiavenna e Valtellina) e quelle di Padova, Venezia e Treviso dove si lavorano noce o lombata e sottofesa,  con una mistura di sale, pepe e un insieme di spezie detta la “dosa” ( segreto di ogni norcino): il risultato è una delizia che nulla ha da invidiare  alla più nota bresaola di manzo. Non meno deliziosa è la lonbarda Slinzega che semra fosse conosciuta già nel 1400. Siamo ancora nella provincia di Sondrio per questa specialità che è una bresaola più piccola che si prepara utilizzando spalla o fesa di cavallo anche se alcune varianti  prevedono l’impiego dei ritagli della lavorazione dei muscoli posteriori, o collo e ganascino.

La carne viene salata a secco e tenuta in salamoia per una decina di giorni per poi essere insaporita con alloro o ginepro, aglio e pepe, e  lavata con il vino. I pezzi salati sono rivoltati periodicamente affinché la concia sia  distribuita equamente su tutta la superficie.

Dopo un paio di mesi di stagionatura la carne si presenta accartocciata e di un bel  color rosso mogano scurissimo: La consistenza è dura e il sapore è marcato e non può che essere accompagnata da un rosso robusto e di corpo.