Category Archives: Non tutti sanno che..

Agricoltura, gestione del suolo e prevenzione del dissesto idrogeologico

Nella cronaca di questi giorni il nostro martoriato paese si trova a fronteggiare episodi di maltempo che interessano tutta la penisola da nord a sud con manifestazioni di violenza inaudita. In un giorno si riversano le piogge che normalmente sarebbero registrate in settimane, grandinate con chicchi di dimensioni straordinarie, venti da tifone equatoriale e il territorio viene colpito da forze che non è in grado di fronteggiare. Purtroppo le conseguenze sono sotto gli occhi e nel cuore di tutti noi in primis per le vite perdute in questi OLYMPUS DIGITAL CAMERAeventi e poi per lo scempio al territorio e i danni prodotti. Naturalmente la cementificazione selvaggia è al primo posto tra le cause dei disastri ambientali, e dunque il come s'è costruito, il dove e quanto sfogo naturale sia stato tolto alle acque meteoriche sono evidenti testimonianze di un utilizzo dissennato del territorio.  Non credo sia una novità per nessuno il ruolo che  l'agricoltura e la silvicoltura svolgono in termini di capacità di mitigare quei disastri naturali come inondazioni o incendi la dove vengono portate avanti le buone pratiche che da sempre costituiscono un presidio del territorio. Cercherò di spiegarmi meglio: il contadino ha l'interesse a preservare il territorio e pone in atto quelle misure che in sinergia garantiscono la protezione per esempio attraverso gli antichi reticoli idrici di canali, fossati e argini che nelle aree agricole marginali erano utilissime nella prevenzione di frane ed esondazioni.

Umidiera

Salse base(seconda parte)

Salsa di pomodoro

Potremmo mai pensare alla cucina italiana senza pomodoro? Che ne sarebbe della pizza o della pasta? E di Gianburrasca che cantava: viva la pappa col pomodoro? Certo Cristoforo Colombo mai avrebbe pensato alla rivoluzione che avrebbe  portato negli usi alimentari del vecchio continente e italiani in particolare.

Le prime ricette in cui si trovano i pomodori sono nel "cuoco galante" di Vincenzo Corrado del 1778  per passare l'anno dopo a Antonio Nebbia che li cita finalmente come compagni della pastasciutta. Il duca Ippolito duca di Buonvicino, appartenente dall'antica famiglia nobile che discendeva direttamente da Guido Cavalcanti, amico di Dante e poeta del dolce stilnovo, pubblicò nel 1837 il libro  “Cucina teorico pratica" in cui dava una ragguardevole rappresentazione  della cucina napoletana dell’Ottocento. Il Duca suddivise la sua opera in due parti, di cui la prima era  redatta in lingua italiana, per nobili e ricchi borghesi, mentre la seconda fu scritta in dialetto napoletano, per la plebe e la bassa borghesia che usavano il dialetto quale linguaggio quotidiano, e in questa parte presenta la ricetta dei vermicelli al pomodoro:3

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Salse base( prima Parte)

Probabimente la salsa nasce come concetto agli albori dell'umanità, quando l'uomo preistorico portò per caso alle labbra un dito intinto in quella cosa un pò liquida e un pò cremosa che colava da un animale cotto sul fuoco e, trovando l'esperienza piacevolmente gustosa, s'ingegnò a raccoglierla per dare un sapore piacevole a cibi che non ne erano dotati. Da questo nasce una ricerca di salse che con i più svariati ingredienti avevano comunque lo scopo di conferire sapore, e cosi nasce la Salsus latina, parola derivante dal greco e che indicava il sale, condimento base di tutti i cibi.

Dunque le salse insaporiscono, esaltano o semplicemente arricchiscono il gusto della preparazione. Pensate che nella composizione della "Brigade de cuisine" Auguste Escoffier, grandissimo cuoco e primo codificatore ufficiale della cucina francese, dava un posto d'onore allo chef sauciere (salsiere) nell'organizzazione della cucina ideale.

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Salento: le tavole di San Giuseppe

Nel Salento ogni anno, da tempo immemorabile, il 18 ed il 19 marzo si respira, insieme all’aria di primavera, l’atmosfera calda e familiare delle Tavole di San Giuseppe.DSC_3408

Tale festa nasce da una forma originale di devozione verso il santo. Infatti, i devoti preparano la Tavola in onore di San Giuseppe come voto o richiesta di grazia.

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Salento:San Giuseppe

CaIeri sera, passeggiando per Otranto con mio figlio, ho avuto una bellissima esperienza che voglio condividere con voi. C’era all’ingresso di una abitazione il cartello “Tavola di San Giuseppe”.

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2018, Anno nazionale del Cibo Italiano

L'Italia è veramente uno strano paese: nasciamo in una nazione in cui è concentrata la più alta quantità di storia e arte e spesso non ne conosciamo che una minima parte; abbiamo la maggiore varietà enogastronomica del mondo e i nostri giovani si ubriacano di birra e cercano il Junk food che ti fa diventare obeso oltre che ottuso nel gusto. Ma in alternativa a questa disgraziata tendenza sempre maggiore è il numero di coloro che realizzano che il cibo è cultura e, diciamocelo francamente, anche un grande business che nel nostro nichilismo congenito stavamo lasciandoci scippare da imprenditori d'assalto con i loro prodotti "Italian sounding".

il mandarino e il Natale ( anche la Befana)

Ognuno di noi ha i suoi "amarcord" dei Natali passati e io ne ho dei ricordi dolcissimi. I negozi erano addobbati con  qualche ramo di alloro o di pungitopo o, per i più evoluti, qualche sfavillante ghirlanda di carta dorata. I negozianti ponevano in bella mostra le bottiglie di spumante e i torroni. Poi c'erano gli zampognari, che venivano dall' Abruzzo e dalla Ciociaria con i loro strani vestiti con qualche santino appuntato e con i loro strumenti ci proponevano brani dolcissimi quanto malinconici. Tutto era un pò più contenuto, modesto, meno appariscente ma cosi intimamente dolce. Mi ricordo Romana, la portiera dello stabile, che però, per me, era una specie di zia da cui mia madre mi lasciava quando non mi poteva portare con se.  E lei, per placare il mio indomito appetito, mi dava dei pezzi di pane intinti nel sugo che stava sempre a "pippiare" nella pignatta mentre mi raccontava storie di quando era bimba e viveva in Umbria. La zia Romana quando era Natale mi faceva sempre lo stesso dolcissimo regalo: un cartoccio con un paio di calzini dentro i quali c'era un pacchetto di caramelle. Ma d'altra parte questi erano in gran parte i regali all'epoca: la classica sciarpetta, il berrettino , una presina ricamata per le pentole. E poi c'erano i mandarini che avevano moltissime funzioni di cui mangiarli era sicuramente la più scontata: con la buccia si facevano battaglie per schizzare il succo negli occhi, poi si mettevano sul termosifone perchè aromatizzavano l'aria. Differentemente le bucce andavano a finire in mezzo al tabacco della pipa del Babbo per donargli aroma. E poi da bambini, resti tra noi, se Mamma si distraeva, sputare i semi tipo mitragliatrice era troppo divertente…

L’antica storia del miele(seconda parte)

Dolci arabi… tipicamente nordici        
Una tradizione di pasticceria si mantiene per tutto il Medio Evo. Sono di derivazione araba dolci a base di frutta secca come il torrone e il panforte, ma anche quelli a base di farina e spezie, diffusi soprattutto nel  Nord Europa, le cui ricette vennero importate verso il 1100 dai Crociati di ritorno dalla prima Crociata: il tedesco Lebkuchen, il francese Pain d’épices, l’inglese Gingerbread, gli svizzeri Basler Leckerli, il Panpepato.
 
Figura_8-Lebkuchen Figura_9-_Pain_d_pices

Dal punto di vista nutrizionale, vi è un riconoscimento dell’apporto calorico del miele che lo vede perciò valorizzato soprattutto nelle aree centro-settentrionali dell’Europa, più esposte a lunghi inverni e con una minore disponibilità di alternative zuccherine. Cibo calorico e di facile digeribilità, è base dell’alimentazione di malati, bambini (di famiglia ricca), eremiti, militari (come razione di sussistenza) e per i periodi di parziale digiuno dei monaci.
Continua dall’epoca romana la tradizione di vini mielati e dell’idromele, che nei paesi nordici diventa ora parte dei consumi quotidiani di larghe fasce della popolazione. 

l’antica storia del miele (prima parte)

Il miele ha una storia antichissima.
E’ documentata la presenza di piante che producono nettare e polline fin da 150-100 milioni di anni or sono. Le prime api compaiono da 50 a 25 milioni di anni fa, insieme ai primi esemplari di primati. Le api sociali, cioè le api vere e proprie che funzionano come organismo collettivo,  avrebbero un’età che va da 20 a 10 milioni di anni or sono.
Un milione di anni fa compare l’uomo.

Le prime tracce che testimoniano l’uso del miele da parte dell’uomo, il quale probabilmente se ne cibava fin dalle origini, sono databili a circa 10 mila anni fa, come questa pittura rupestre figura_1scoperta nei pressi di Valencia, in Spagna: sembra mostrare un uomo che si arrampica sulla cima di un albero, o di una rupe. E’circondato da api in volo, dotato di una borsa o una cesta per riporre i favi sottratti alle api, con una nuvoletta di fumo per ammansirle.  Questa tecnologia figura_2primordiale è la stessa usata ancor oggi dai “cacciatori di miele” in India, che si arrampicano con scale di corda  su rupi alte anche 100 metri.

festa dei morti ( parte2)

Proseguiamo il nostro tour delle tradizioni legate al culto dei defunti che tra il sacro e il profano caratterizzano le varie regioni d'Italia. In alcune zone della Lombardia, la notte tra l'1 e il 2 novembre si usa ancora mettere in cucina una caraffa di acqua perché i morti possano dissetarsi. Un dolce tipico del periodo sono i Meini dei morti, biscotti preparati con ingredienti semplici, il cui ingrediente base è  la farina di mais. Non sono molto conosciuti fuori dal territorio lombardo ma sono di una bontà senza eguali. I Meini venivano preparati in origine solo a Lodi  il 23 aprile, giorno dedicato a San Giorgio, ma sono stati adottati dai fornai di tutta la regione. Il loro nome deriva da miglio, utilizzato per fare il pane e venne successivamente trasformata in ricetta dolce, da questo pan de mej. Pan meino o pammeino, panigada, pan dei poveri, pan melghino… sono tutti i nomi con cui si propone il pane dolce tipico della Lombardia.