Category Archives: Una gita…

pasqua

Umbria,Marche: Torta al formaggio, Crescia di Pasqua

Quando ero bambino, purtroppo tanti anni fa, trascorravamo alle volte il periodo pasquale a Senigallia nella casa di campagna di un caro amico di famiglia, e lì scoprii la Crescia. Ma ancora oggi se vi capitasse di andare in uno di quei bellissimi centri medioevali di Marche o Umbria nel periodo di Pasqua sentireste nei pressi dei forni e delle  case l'aroma intrigante della pizza di formaggio. Non può essere Pasqua se non c'è la pizza al formaggio, detta, appunto, anche Crescia, il cui profumo letteralmente inonda dai tempi dei tempi le cucine e va a stuzzicare l’appetito.

Cattur

Lazio, Ciociaria, Arpino: la Pigna

 Cicerone, chi non conosce Cicerone ? Marco Tullio Cicerone (Arpino 106 a.C. – Formia 43 a.C.), grande oratore, uomo politico e scrittore latino lo abbiamo sentito nominare tutti , invece, un pò meno nota è la cittadina che gli diede i natali: Arpino.

Arpino è semplicemente deliziosa, è adagiata su dolcissime colline che si ergono sulla vallata offrendo  il suo profilo inconfondibile al visitatore che vi giunge attraversando una campagna disseminata di uliveti secolari.

DSC_3408

Salento: le tavole di San Giuseppe

Nel Salento ogni anno, da tempo immemorabile, il 18 ed il 19 marzo si respira, insieme all’aria di primavera, l’atmosfera calda e familiare delle Tavole di San Giuseppe.DSC_3408

Tale festa nasce da una forma originale di devozione verso il santo. Infatti, i devoti preparano la Tavola in onore di San Giuseppe come voto o richiesta di grazia.

20160318_171045

Salento:San Giuseppe

CaIeri sera, passeggiando per Otranto con mio figlio, ho avuto una bellissima esperienza che voglio condividere con voi. C’era all’ingresso di una abitazione il cartello “Tavola di San Giuseppe”.

Lambrusco: vino allegro e frizzante

« Non sa ella, signora Contessa, che Domineddio fece apposta il Lambrusco per annaffiare la carne dell'animale caro ad Antonio Abate? E io, per glorificare Dio e benedire la sua provvidenza, mi fermai a Modena a lungo a meditare la sapienza... »

(Giosuè Carducci, tratto dalla corrispondenza intrattenuta con la contessa Ersilia Lovatelli)

Parlando di Lambrusco vengono in mente allegre e chiassose tavolate di amici che, davanti a prosciutti, salami e culatelli, scherzano tra loro in dialetto emiliano/romagnolo e non ci sono dubbi che il Lambrusco sia certamente il ritratto dell'Emilia: conviviale, frizzante e allegro.

Sciacchetrà

Andando in giro per la nostra Italia abbiamo continuamente l'opportunità di scoprire scorci e località di bellezza incomparabile e l'elenco sarebbe veramente lungo. Ma il connubio di mare e colline che ci offrono le cinque terre difficilmente lo possiamo trovare altrove. Qua, più che in altri posti si assiste alla lotta che si teneva tra chi, nato in riva al mare, cercava di conquistarsi un pezzetto di terra coltivabile e il luogo bellissimo ma aspro e impervio. E cosi si formarono quei terrazzamenti che addolcirono il territorio e resero ancora più caratteristiche le colline che sovrastano quei deliziosi borghi di pescatori.

ri

Pagadebit

Se c'è una cosa che mi intriga dello scrivere su questo blog è quello di raccontare aspetti spesso sconosciuti e stuzzicanti dell'immensa cultura agroalimentare italiana e questo è certamente il caso del Pagadebit, unre vino romagnolo che già dal nome denota la sua personalità. Ma cominciamo dalle origini del vitigno che non sono romagnole ma pugliesi, infatti il Bombino bianco arriva in Romagna ai tempi dei bizantini insieme agli abili scalpellini di Trani chiamati a lavorare i marmi. Veniamo al nome: era usanza che i contadini stipulassero contratti sulla parola, i cosidetti Pagadett, per cui la vendita del vino andava a ripianare i debiti da cui Pagadebit

Il panettone e i dolci di San Biagio

Oggi 3 Febbraio San Biagio il santo che secondo la tradizione popolare milanese ‘benedis la gola e él nas‘, insomma "benedice la gola e il naso". San Biagio di Sebaste pare fosse un medico armeno, vissuto nel III secolo d.C. Si narra che  quando una madre disperata gli portò il figlio morente per una grossa spina di pesce conficcata in gola,  gli diede una grossa mollica di pane che, scendendo dalla gola, rimosse la spina salvando miracolosamente il ragazzo.  Naturalmente questo fatto, dopo che il povero Biagio ebbe subito il martirio, venne considerato un miracolo e Biagio venne fatto santo e dichiarato protettore della gola. Per completezza di informazione quello della lisca non fu l'unico miracolo riconosciuto attribuito al santo  e visto che venne straziato con pettini per cardare la lana prima di essere decapitato era considerato protettore dei cardatori, ma anche degli animali e delle attività agricole.

A Milano nelle rare tradizioni contadine che sopravvivono alla modernità c'è l'uso di mangiare il panettone ormai un pò rinsecchito avanzato dal Natale. Questa antica tradizione nasce da un antica leggenda: 

anz

Lazio;Anzio: mezzi rigatoni cò carciofoli e gobbetti

Francamente sono sempre lusingato quando tra gli amici di Italiano e genuino qualcuno che ha fatto suo lo spirito del blog prende l'iniziativa.a Ed è questo il caso degli amici Rita e Attilio di Anzio che mi hanno fornito degli ottimi spunti "mangerecci" tradizionali di questa bellissima cittadina di mare della costa laziale. Oggi vi presentiamo un piatto semplice, di ottimo effetto scenico e veramente stuzzicante e gustoso: i mezzi rigatoni cò carciofoli e gobbetti. Cosa siano i carciofoli non ve lo devo certo spiegare, mentre per i gobbetti una "traduzione" si impone, nel vernacolo portodanzese sono i gamberetti rosa o bianchi. Vediamo come preparare questo piatto…..

Sorbi_-_La_festa_della_vendemmia

Pecorino

C'era  una volta …..il Pecorino e non vi vogliamo parlare del conosciutissimo formaggio ma di un vino che solo la caparbietà di alcuni personaggi innamorati del vino e delle loro terre ha salvato dall'estinzione e portato a essere considerato uno dei grandi vini bianchi italiani. Plinio il vecchio parla dei vini del Piceno come di prodotto di eccellenza che veniva portato e apprezzato sino nelle lontane Gallie.Sorbi_-_La_festa_della_vendemmia Non sappiamo a quale vino marchigiano si riferisse ne certamente la tipologia di coltivazione e di vinificazione. Saltando alcuni secoli, le fonti successive ci riportano all'ottocento quando prevaleva nelle Marche l'arativo vitato, dei terreni lavorati favorendo le colture orticole con piccole vigne, vale a dire degli appezzamenti tipicamente con degli olmi che li delimitavano e le viti che correvano tra essi. Questa particolare architettura degli appezzamenti era tipica dell'agricoltura di sussistenza che si praticava e in cui gli olmi avevano il compito di ospitare la fauna selvatica, essere usati per far ceste e con le loro foglie contribuire ai pasti dei bovini. A questa regola generale facevano eccezione solo delle vigne specializzate nella zona di Arquata del Tronto, un  piccolo borgo montano posto alle pendici del Monte Vettore che conservava questo vitigno miracolosamente sopravvissuto alla filossera, quella specie di "peste delle vigne" che veniva dal nord america e  distrusse gran parte dei vigneti europei ma non "lu Pecuri' " come viene chiamato in dialetto, che quindi ha mantenuto intatta la sua identità nei secoli.